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  • Immagine del redattoreBeatrice Ciatta

Labor

Se dovessi usare una sola parola vi direi che insegno. Nella scuola Montessori offriamo spesso ai bambini l’etimologia delle parole, la loro origine… ecco "insegnare" deriva dal latino insignare composto dal prefisso "in" unito al verbo "signare", segnare nella mente del discente.

Se penso che questa definizione e l’associo ad sentiero definito da un esperto che gli altri devono percorrere non mi piace, se penso significhi lasciare segni, impronte, impressioni si è quello che faccio.

Impressioni, impressionare sono parole che ricorrono spesso nella pedagogia montessoriana, noi ricordiamo molto facilmente quello che ci impressiona, forse perché quando rimaniamo impressionati abbiamo di solito provato una FORTE emozione, le ultime ricerche ci dicono che ogni esperienza e ogni apprendimento viene memorizzato dal cervello insieme all’emozione che l’ha accompagnato, quindi essere impressionati positivamente da qualcosa ci permette di ricordarla facilmente e di aver voglia di rifarla, inoltre i tempi di attenzione del bambino sono brevi e quelli dell’adulto non sono lunghi come ci piace credere, quindi imparare per impressioni è efficace.

Montessori ci dice che il compito dell’adulto è gettare nell’inconscio del bambino i semi di tutte le scienze, i germi della cultura…che fioriranno. Questo dovremmo fare in quanto educatori, qualunque sia la nostra veste (genitori, zii, nonni, insegnanti) e gettare i dei semi, ma non solo della cultura anche quelli del rispetto, dell’empatia, dell’ascolto, dell’accoglienza, questi poi germoglieranno e forse come le ortensie diventeranno rosa, blu o bianche a seconda del terreno in cui crescono. Quindi faccio un lavoro di preparazione del terreno e di semina, il resto lo fa il bambino, la persona che accompagno.

Tutti i labor che organizzo si basano su un approccio educativo empaticamente rispettoso ed efficace, perché questo è il modo in cui mi sforzo di essere sia nella vita privata che nel lavoro, confesso con i bambini con cui lavoro è “più facile”, lo è meno con mio figlio, con lui il viaggio soffre di diverse turbolenze, ma un bel po’ di costanza e impegno la maggior parte dei voli sono proprio belli, continuo a fare errori, a sentirmi in colpa quindi la parte più difficile del lavoro è con me stessa. La perfezione non è tra le mie ambizione però tra queste c’è quella di portare avanti un approccio educativo che sia compatibile e sostenibile nel tempo, c’è il non fermarsi al buon senso e al senso comune.

Ritorniamo all’ortensia e al giardiniere in versione mamma e papà, quali attrezzi abbiamo a disposizione per rendere più facile ed efficace questo lavoro impegnativo e a tempo indeterminato?

Un attrezzo che non deve mancare è l’ascolto empatico. L’ascolto sostiene il bambino e lo aiuta a mantenere il suo locus di valutazione all’interno. Quando nasciamo il locus di valutazione è interno, poi le risposte che riceviamo da chi si prende cura di noi e le eseperienze che facciamo possono portarci a dubitare del nostro sentire e quindi il locus di valutazione si sposta sempre più all’esterno, finisce col basarsi su qualcosa che sta fuori da noi, un adulto, un voto, gli amici, un like. Non pensiate che siano solo le esperienze negative ad allontanarci da noi stessi, anche l’eccesso di lodi o l’abitudine alla ricompensa/ premio danno una bella botta al nostro locus di valutazione interno.

Un ottimo fertilizzante per autostima, pensiero critico, capacità decisionale e senso di resposabilità è l’accoglienza accompagnata dal non giudizio. Questo non significa accettare tutto, significa spostare l’attenzione dalla persona all’azione, passare dal “tu sei” al “hai fatto qualcosa”, significa non giudicare, non eprimere giudizi ne in presenza ne alle spalle.

Strumenti indispensabili sono la gentilezza accompagnata da fermezza. Se quest’ultima parola può far sorgere qualche domanda, per fermezza intendo sia il mostrarsi solidi e stabili (I bambini lo sentono e si affidano) che l’essere costanti.

Una cassetta degli attrezzi di questo tipo aiuta a costruire relazioni migliori e a ridurre momenti di stress e frustrazione.

Questi strumenti ci aiutano a capire cosa (come, quando) fare/dire ma è necessario fare un ulteriore passo, bisogna capire il perchè, è il perchè che offre terreno al cosa, ai come e ai quando, se questi non trovano un terreno adatto in cui radicarsi si perdono, si dimenticano, non germogliano. Quando sembrano non germogliare li abbandoniamo e passiamo facilmente ad altro o torniamo al noto “si è sempre fatto cosi” e allora cosa ne è dell’ortensia? Semplice non saprà più di che colore diventare e finirà col chiedere agli altri cosa sono? Di che colore sono? Di cosa ho bisogno? Oppure vorrà essere blu quando è bianca, tulipano e non più ortensia. Che giardinieri saremmo allora?

Uno delle frasi che mi ha spronato negli anni come insegnante poi come madre ma anche come persona è stata “diventa l’adulto che avresti voluto accanto da bambino”, non so di chi sia e aggiungo pensa all’adulto che ti auguri il tuo bambino diventi o che tu vuoi ancora diventare. Questo non significa che gli adulti che abbiamo avuto accanto o che noi ora siamo, siano sbagliati, sicuramente avranno fatto errori piccoli o grandi, enormi, proprio come noi, tantomeno significa che diventeremo perfetti, ognuno di noi ha fatto e farà quello che può con gli stumenti che ha. Quindi qual’è il potere che abbiamo? È quello di costruirci e affinare questi strumenti. Per zappare intorno ad una pianta appena germogliata non useremmo il motozappa, per potare un bonsai non useremmo una sega, la stessa attezione va dedicate al bambino. Dobbiamo noi costruirci gli attrezzi (siamo l’ambiente umano) e fornire ai bambini gli strumenti adatti al loro sviluppo (l’ambiente fisico) per aiutarlo a diventare tutto ciò che è, perchè come diceva Carl Rogers tutto ciò che sono è sufficiente se solo riesco ad esserlo.

Tornando all’ambiente/ terreno, se ci pensate in famiglia la preparazione dell’ambiente fisico, soprattutto in termini di sicurezza è una priorità, si pensi a come prepariamo la casa quando arriva un bambino, quando poi inzia a camminare, copriamo le prese, mettiamo fermaporta, spostiamo I detersivi in alto ma la preparazione di se stessi resta in sospeso ancora per molti.

Raniero Regni dice che il bambino piccolo pensa con le mani e quello dopo I sei anni pensa con le gamb, ecco quando I bambini iniziano a pensare con le gambe gli spazi diventano sempre più ampi e le distanze aumentano e a partire da questa fase inizia a tornarci indietro ciò che è stato fatto a livello di ambiente umano, nella adolescenza se non abbiamo lavorato su ambiente fisico e umano ci tornerà indietro un boomerang di legno massiccio.

L’ambiente fisico e umano “preparato” è la cosa più potente che possiamo offrire ai nostri bambini e per farlo dobbiamo costruirci una buona cassetta degli attrezzi, farlo ci farà trovare in una situazione win to win perchè di un ambiente ben predispoto ne usufruisce il bambino come l’adulto.

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